mostra archeologica
"La fragilità dell'urna. I recenti scavi a Narde, necropoli di Frattesina"
5 Ottobre 2007 – 30 marzo 2008
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Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Regione del Veneto
Provincia di Rovigo
Comune di Rovigo
Consorzio di Bonifica Polesine Adige – Canalbianco
Con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
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La mostra illustra le scoperte effettuate nella necropoli di Narde (Fratta Polesine – RO) nel corso dell’ultima indagine archeologica (2004 – 2005). Le oltre 200 sepolture rinvenute, tutte databili all’età del bronzo finale/prima età del ferro (XII – IX sec. a.C.), vengono presentate a conclusione di un importante intervento di restauro.
INAUGURAZIONE
Venerdì 5 Ottobre 2007, ore 10.30
Museo dei Grandi Fiumi
Piazzale S. Bartolomeo, 18 - ROVIGO
Tel. 0425.25077 – 28665 Fax 0425.464546
www.museograndifiumi.it
Orario di apertura:
da martedì a venerdì: 9.00-13.00
sabato e domenica. 10.00-13.00 / 16.00-19.00
chiuso il lunedì e nei seguenti festivi: 1 gennaio, Pasqua e lunedì dell'Angelo, 15 agosto, 1 novembre, 26 novembre, 25 e 26 dicembre.
Domenica 30 marzo l'apertura pomeridiana verrà anticipata alle 15,00 per la coincidenza con la 3^ domenica ecologica (ingresso con biglietto di € 1,00 a persona).
Informazioni, prenotazioni visite guidate:
CeDi – Centro Didattica Beni Culturali e Ambientali
Tel. 0039.0425.21530 Tel./Fax. 0039.0425.26270
e-mail: cedi@turismocultura.it
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La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, in considerazione dell’alto valore culturale dell’esposizione e del notevole apprezzamento riscontrato presso il pubblico, ha autorizzato la proroga al 30 marzo 2008 (domenica) del termine della Mostra archeologica “La fragilità dell’urna. I recenti scavi a Narde, necropoli di Frattesina (XII-IX sec. a.C.)” , già previsto per il 6 gennaio 2008.
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Enti promotori: Comune di Rovigo, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, Regione del Veneto, Provincia di Rovigo, Consorzio di Bonifica Polesine Adige-Canalbianco di Rovigo, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Curatori e responsabili scientifici: Luciano Salzani, Raffaele Peretto.
Coordinamento scientifico: Cecilia Colonna.
Collaboratori scientifici: Giulio Di Anastasio (geomorfologia), Renato Nisbet (paleobotanica), Marco Marchesini, Silvia Marvelli (palinologia), Alberto Girod (malacologia), Ursula Thun Hohenstein (archeozoologia), Valentina Grazzi, Nicoletta Onisto, Loretana Salvadei, Simone Mantini (antropologia), Ivana Angelini, Angela Polla, Gianmario Molin (archeometria), Anna Maria Ferrari, Marcello Solito, Matteo Sitta – Tenax (analisi petrografiche e delle resine).
Comune di Rovigo - Assessore alla Cultura e Spettacolo: Fausto Merchiori.
Dirigente Settore Cultura e Servizi Generali: Domenico Santaniello.
Comunicazione, promozione e immagine: Chiara Paparella.
Segreteria amministrativa: Museo dei Grandi Fiumi: Cinzia Coatti, Sandra Toso, Paola Barduchi, Francesco Villani.
Segreteria scientifica: Museo dei Grandi Fiumi: Elena Masiero.
Progetto scenografico dell’allestimento: Gabbris Ferrari.
Progetto esecutivo: Marcello Morresi.
Allestimento: Laboratorio di Scenografia del Teatro Sociale di Rovigo, Museo dei Grandi Fiumi: Glauco Osti, Gianfranco Vigato.
Restauri: S.A.P. Società Archeologica srl – Mantova, ARCA srl – Adria, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto-Laboratorio di Restauro – Padova: Silvano Buzzarello, Sandra Maria Trenti, Museo dei Grandi Fiumi: Mauro Cesaretto.
Ricostruzione grafica del paleoambiente: Fabio Maria Fedele.
Disegni dei reperti: Raffaella Giacometti, Alberto Zardini, Cecilia Colonna.
Grafica: Claudia Biasissi – Fancy Grafica.
Fotografie: S.A.P. Società Archeologica srl – Mantova, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto – Nucleo Operativo di Verona: Gianni De Zuccato.
Scavi archeologici: Effettuati da S.A.P. Società Archeologica srl – Mantova, con la direzione scientifica del dott. Luciano Salzani – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e il finanziamento del Consorzio di Bonifica Polesine Adige – Canalbianco di Rovigo.
Finanziamenti Mostra: Regione del Veneto, Comune di Rovigo, Provincia di Rovigo, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, Consorzio di Bonifica Polesine Adige-Canalbianco di Rovigo, Rovigo Motori Erre Effe Group spa.
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La mostra
Lo scavo di un nuovo canale nella zona ad est del paese di Fratta Polesine (Rovigo) ha dato l’occasione di un’ampia indagine archeologica, che si è svolta tra l’autunno del 2004 e la primavera del 2005. Nel corso dei lavori di scavo del canale a circa 150 m a Sud-Est della necropoli di Narde, nota dalla metà degli anni ’80 (SALZANI 1989 e 1990-91) come la più estesa delle due necropoli pertinenti all’abitato protostorico di Frattesina, sono venuti alla luce due grossi blocchi di pietra, forse utilizzati in antico come segnacoli o cippi delimitanti l’area funeraria, che hanno rivelato la presenza di un deposito archeologico anche in questa zona. All’immediato intervento della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, il Consorzio di Bonifica Polesine Adige-Canalbianco di Rovigo, che stava eseguendo i lavori, ha dato ampie disponibilità finanziarie e di mezzi per rendere possibile da subito l’indagine archeologica.
Nel corso dei sei mesi di scavo, eseguito da operatori specializzati, sono stati aperti dei saggi sia ad est che ad ovest del nuovo canale, come è stato preliminarmente reso noto (SALZANI, COLONNA 2005) e complessivamente sono state portate alla luce 240 tombe databili all’età del bronzo finale/prima età del ferro (XII-IX sec. a.C.), tutte a cremazione, tranne una ventina che presentano il rito inumatorio.
In una vasta area della necropoli è stata individuata una superficie fortemente antropizzata, ricca di carboni, concotto, terreno scottato, frammenti ceramici e bronzei, cenere e frammenti di ossa combuste, chiaramente interpretabile come l’area destinata all’incinerazione dei defunti (ustrinum). Si tratta della prima fase di utilizzo della necropoli, successivamente infatti, in seguito ad apporti di terreno alluvionale, la stessa area venne utilizzata per la deposizione delle urne.
Le analisi effettuate sui carboni rinvenuti nei pozzetti tombali e nell’area dei roghi funebri ha portato all’individuazione delle specie arboree utilizzate per il rituale crematorio. Tra tutte spicca, per assoluta dominanza, il Frassino, che potrebbe suggerire una scelta preferenziale e voluta di questo legno, forse legata ad un significato rituale, oppure alle caratteristiche tecnologiche di questo tipo di legno che sviluppa, bruciando, un notevole calore specifico, permettendo di raggiungere elevate temperature. Altre specie arboree utilizzate nei roghi funebri, anche se in misura minore, sono: Quercia, Olmo, Ontano, Pomoidee (alberi da frutto), Nocciolo.
A questa prima fase di utilizzo della necropoli è riferibile anche una struttura artificiale di forma allungata con orientamento NordEst-SudOvest, conservata per un’altezza massima di circa 0,60 m e una larghezza di circa 4 m. Tale struttura, composta di sabbia fine limosa di colore bruno grigiastro, può essere interpretata come un argine o un terrapieno, avente lo scopo di arginare eventuali piene di piccola entità del ramo principale dell’antico Po, che correva a breve distanza e separava l’area destinata alle sepolture da quella destinata al villaggio. Con una successiva, più intensa, attività fluviale, e un apporto più cospicuo di sedimenti, l’argine perse la sua funzione, ed ebbe inizio la seconda fase di utilizzo della necropoli, caratterizzata dalla deposizione di numerosissime sepolture a cremazione, disposte a breve distanza l’una dall’altra.
Subito dopo la conclusione della campagna di scavi, grazie ai finanziamenti del Consorzio, è stato eseguito in laboratorio il microscavo di tutte le urne, cioè la scavo stratigrafico del contenuto delle urne, costituito da ossa combuste e oggetti di corredo.
Successivamente è stato realizzato il restauro di buona parte dei vasi e dei corredi funebri, costituiti da ornamenti in bronzo, oggetti in osso/corno, perle in vetro e ambra.
Infine, grazie alla collaborazione di vari specialisti, si è dato inizio agli studi e alle analisi sui reperti archeologici, sui carboni, sui pollini, sulla fauna e sulle ossa degli inumati e dei cremati, i cui risultati sono presentati nel ricco apparato didattico e informativo che accompagna il visitatore lungo il percorso della mostra.
L’esposizione si articola in due sezioni: la prima, denominata: “Dallo scavo alla mostra”,presentale fasi della ricerca archeologica:
- lo scavo stratigrafico della necropoli, le indagini geologiche e paleo-ambientali,
- il microscavo in laboratorio delle urne, volto a documentare le modalità di deposizione delle ossa combuste e al recupero degli oggetti di corredo,
- il restauro delle urne cinerarie e dei corredi.
La seconda sezione della mostra è intitolata: “Dai reperti alla ricostruzione storica” e illustra il nucleo principale delle numerose sepolture rinvenute e le tematiche inerenti ad esse, quali: il rituale funerario e la composizione dei corredi maschili, femminili e infantili, le analisi antropologiche sui resti scheletrici e sulle materie prime per la fabbricazione degli ornamenti, la storia delle ricerche nelle necropoli e nel villaggio di Frattesina.
Alla fine del percorso espositivo della mostra si prosegue con la sezione museale permanente dedicata all’età del bronzo nel Polesine.
Bibliografia:
SALZANI 1989 – L. Salzani “Necropoli dell’età del bronzo finale alle Narde di Fratta Polesine – Prima Nota”, Padusa, XXV.
SALZANI 1990-91 - L. Salzani “Necropoli dell’età del bronzo finale alle Narde di Fratta Polesine – Seconda Nota”, Padusa, XXVI- VII.
SALZANI, COLONNA 2005 - L. Salzani, C. Colonna “Fratta Polesine. Nuova area sepolcrale alle Narde”, Quaderni di Archeologia del Veneto, XXI.
Come arrivare al Museo dei Grandi Fiumi